Il ricordo di via Fani: 48 anni fa la ferita del rapimento di Aldo Moro che sconvolse l'Italia.
Una corona d'alloro deposta sulla lapide in via Mario Fani, un momento di raccoglimento e il silenzio rotto solo dal passo dei partecipanti. Questa mattina, la Capitale ha ricordato il 48esimo anniversario del rapimento di Aldo Moro e dell'uccisione della sua scorta, una ferita che ancora oggi segna la memoria collettiva del Paese .
Erano le 9:03 del 16 marzo 1978 quando un commando delle Brigate Rosse mise in atto un'azione militare perfetta, aprendo il fuoco contro il convoglio che trasportava il presidente della Democrazia Cristiana. In meno di due minuti, oltre novanta colpi di armi automatiche spezzarono la vita di cinque uomini dello Stato: i poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, e i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci . Il corpo senza vita di Rivera fu trovato nell'Alfetta di scorta, mentre Leonardi e Ricci rimasero crivellati nella Fiat 130 su cui viaggiavano con l'onorevole Moro. Iozzino, l'unico che riuscì a rispondere al fuoco, fu colpito alle spalle .
Aldo Moro venne trascinato via e caricato su una Fiat 132 blu, sparendo nel traffico romano. Iniziarono così i 55 giorni più lunghi nella storia della Repubblica .
Quel giorno, il Parlamento era chiamato a votare la fiducia a un governo di solidarietà nazionale che, per la prima volta dal 1947, vedeva l'appoggio del Partito Comunista Italiano. Un traguardo politico per cui Moro si era speso in prima persona. Come ha ricordato recentemente lo storico John Foot, il rapimento fu la risposta armata delle BR a quello che consideravano il consolidamento dello Stato: «un'azione bellica vera e propria... per dire allo Stato: voi avete preso i nostri, noi abbiamo preso Moro» .
Nei giorni successivi, la prigionia di Moro fu scandita da comunicati terroristici e lettere drammatiche dello statista. I brigatisti chiesero la scarcerazione di loro compagni come prezzo per la liberazione, ma lo Stato scelse la linea della fermezza. Il covo dove Moro fu tenuto prigioniero per 55 giorni era un appartamento in via Montalcino 8, a Roma, gestito da Anna Laura Braghetti, Prospero Gallinari e Germano Maccari .
L'epilogo arrivò il 9 maggio. Il corpo di Aldo Moro fu fatto ritrovare nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani, nel cuore di Roma, a metà strada tra le sedi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista . Come ricostruito dalle stesse memorie della Braghetti, Moro fu ucciso nel garage di quell'appartamento, probabilmente da Mario Moretti e Germano Maccari, con un gesto che chiuse nel modo più tragico quella pagina di terrore .
La memoria a 48 anni di distanza, oggi, come ogni anno, le istituzioni e i cittadini si sono stretti nel ricordo. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha partecipato alla cerimonia di deposizione della corona d'alloro in via Fani, sottolineando come quella data rappresenti «una ferita profonda, rimasta impressa nella memoria e nella coscienza del nostro Paese» .
A 48 anni di distanza, il ricordo di quel 16 marzo 1978 resta vivo non solo come monito contro la violenza terroristica, ma anche come simbolo della resilienza delle istituzioni democratiche italiane, che seppero rispondere all'attacco senza cedere al ricatto .
di Redazione
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